STREET VIEW
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Viviamo in un fiume carsico di comunicazioni che passano dalla realtà al digitale e viceversa, dagli occhi allo smartphone. Qualcosa che non possiamo arginare e a cui non possiamo opporci. Però magari ci può essere un modo per organizzare il torrente che scorre incessante con delle piccole oasi di riflessione, con una scelta di immagini che non devono essere “belle” ma devono essere interessanti e condivisibili. Seppi parte dal presupposto corretto che quello che viviamo è quello che vediamo, e sempre di più i nostri occhi sono gli obiettivi dello smartphone che abbiamo costantemente con noi. Scattare delle fotografie di un viaggio, anche casuale, vuol dire memorizzare dei luoghi, scomporre in sezioni non solo la geografia, ma anche la temporalità. Dato che le immagini si rincorrono, e nella memoria si sovrappongono, allora Seppi anticipa e suggerisce una serie di accoppiamenti giudiziosi. Sempre utilizzando la tecnologia del telefonino, realizza dei file che stampati diventano il suo viaggio. Per questo le immagini perdono ogni casualità, sono le fotografie di Erwin Seppi, il loro street view, è quello che vediamo e non altro. Ricordano le superimpositions , le sovrapposizioni di Boris Michajlov , il grande fotografo ucraino, ma in questo caso il materiale iconico proviene non dall’archivio del fotografo ma direttamente dalla strada, dalla casualità degli incontri e delle strade che si attraversano. Seppi adopera sempre dei volti femminili, presi estratti dalle pubblicità e dai cartelloni distribuiti nel tessuto urbano, per creare una sorta di frame entro cui si articolano i frammenti visivi delle città. È come una filigrana che il fotografo fa emergere, come se il volto femminile fosse il vero obiettivo della sua ricerca, un’immagine latente che diventa apparizione.
Quasi una proiezione inconscia e surreale che collega le altre immagini. Questo fa nascere una nuova realtà che è quella voluta e determinata dal fotografo. Quelle che abbiamo davanti sono fotografie che nascono per selezione dagli accumuli di immagini che si raccolgono nei nostri smartphone, escono da questi per diventare stampe visibili per tutti. La visione stradale è comunque quella che scandisce i percorsi, le affinità, i rimandi: e tutto diventa incredibilmente nuovo, aperto a nuovi significati e nuove visualità.
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Valerio Dehò, critico e curatore d'arte